Abbiamo avuto la fortuna di intervistare Gigi Barocco, all’anagrafe Luigi Barone uno dei più grandi esponenti della musica dance italiana. Con le sue conoscenze nell’ambito della musica elettronica ha creato uno degli studi più importanti in Italia, lo Studio 104, il quale ospita artisti italiani come Merk & Kremont, Fedez, Dargen D’Amico, Marracash e dove effettua corsi sulle principali tecniche di produzione mix e mastering: questa è la nostra intervista! Un po’ più lunga del nostro solito, ma vale davvero la pena leggerla!

-Che cosa volevi fare da grande quando eri piccolo?
Da piccolo avevo due grandi passioni, la prima era creare, costruire delle cose, lavorare con le mani, insomma fare l’”inventore”. La seconda era la musica. Ho iniziato a studiare da piccolissimo facendo propedeutica musicale e cantando in un importante coro di voci bianche di Catania diretto dal Maestro Poidomani. Successivamente, a 6 anni ho iniziato a studiare chitarra con il maestro Giuseppe Torrisi. Non ho mai mollato la musica, pur facendo le scuole scientifiche ho continuato a coltivare la mia passione studiando chitarra classica e conseguendo il diploma al conservatorio di Verona. Suonavo anche in diverse band, negli anni 90 ce n’erano tantissime, rappresentavano quello che oggi per i ragazzi è la figura del dj. Era il periodo del rock e del grunge. Tornando alla domanda: da piccolo non sapevo neanche cosa fosse un fonico, un tecnico audio oppure un produttore però sapevo che mi sarebbe piaciuto lavorare nel campo della musica. Ho tentato di ripescare la mia altra passione iscrivendomi in ingegneria informatica, ma sono durato circa una settimana perchè ero molto impegnato con il diploma di chitarra, la facoltà era impegnativa e ho deciso di fare una scelta, fare una cosa ma farla bene.

-E il primo contatto con la musica elettronica come e quando è stato?
E’ stato casuale a dir la verità, non ho deciso di fare musica elettronica, è andata così: un mio compagno di classe mi aveva fatto scoprire cubase che era un programma multi traccia, che permetteva di registrare gli strumenti uno alla volta e poi sovrapporli. Adesso potrebbe sembrare scontato ma ai tempi era qualcosa di assolutamente nuovo per I non professionisti, tra i ragazzi non c’era la conoscenza che si ha adesso dei software e nemmeno della computer music o dell’elettronica. Ho venduto quindi di corsa la mia amata batteria per poter comprare un computer, mi ritrovavo quindi con computer ma senza batteria, non avevo altra scelta che fare le parti ritmiche dei miei brani usando dei sample. Li prendevo dai dischi piu disparati. Usavo anche programmi come Beatbox o Fruity Loops che erano molto basilari, per fare delle linee di drum che poi importavo nei miei brani. Il sound era quindi batteria elettronica e strumenti acustici. Il mood era trip-hop. L’utilizzo di campioni mi è sempre piaciuto perchè ti dà la possibilità di avere un sound professionale fin da subito, e all’interno di una produzione di medio livello questo fa molto la differenza. Poi da lì ho aggiunto dei bassi sintetizzati, utilizzando un Expander della Yamaha (il Qr-10). Sono arrivato all’elettronica senza rendermene conto.

-Il fatto di suonare sempre strumenti acustici ti ha fatto preferire adesso l’analogico sul digitale?
No a dir la verità non preferisco l’uno o l’altro, ho lavorato tanto in analogico in passato, ho avuto un banco allen & heath a 24 canali degli anni ‘80. Fantastico: suono caldo, bellissimi gli equalizzatori, la saturazione dei gain, belle le somme, ho lavorato anche con un Maselec per i mastering e con diverse altre macchine analogiche. Se avessi un sacco di tempo e risorse economiche illimitate potrei lavorare full analogico perchè il suono è piu caldo, avvolgente e poi è divertente smanettare con  fader e pomelli. Però è anche una fatica allucinante perchè devi fare il recall (richiamare i parametri manualmente) ogni volta che apri un progetto e poi c’è un sacco di manutenzione da fare, insomma è poco pratico, quel mixer tanto bello di cui parlavo ha poi iniziato a fare fruscii strani, i gain non corrispondevano più, il canale destro ogni tanto saltava e dovevo aspettare sempre i suoi comodi perchè funzionasse! La manutenzione costa un sacco di soldi e spostare il banco manualmente è complicato perchè ci vogliono tre persone solo per sollevarla. Tutti questi fattori mi fanno di gran lunga preferire la gestione digitale delle sessioni con qualche passaggio analogico in fase di mastering.

-Magari poi i puristi dell’analog sono gente che non ci ha mai avuto a che fare e non ne ha conosciuto i veri svantaggi nell’utilizzo, ma forse è solo un mito come la nostalgia per il vinile…
A me non piacciono tutte queste romanticherie del tipo “ai miei tempi si che c’erano i veri produttori e non ci sono più i dj di una volta..” sono molto pragmatico e dico che l’analogico è bello ma scomodo, e il Vinile altrettanto. Chi dice queste cose probabilmente non ha mai fatto un tour, perchè portarsi due borse di vinili in giro per il mondo significa distruggersi la schiena. Le chiavette hanno risolto un sacco di problemi pratici. C’è poi chi si mette a parlare di sync e messa a tempo, ma l’idea del DJ come figura che sa mettere a tempo due dischi direi che è un po’ superata.. Il dj è colui che riesce a coinvolgere la pista e creare un certo clima, è insomma ben altro che uno che sa mettere a tempo due dischi. Così come il produttore “artista” non è quello che è in grado di mettere insieme I sample “precotti” delle librerie, ma è colui che da un tocco personale alle sue produzioni, quel qualcosa che lo rende unico. E non parlo solo di qualità audio, ci sono dei brani che suonano molto male, ma ti fanno saltare dalla sedia e dei brani che suonano benissimo ma non hanno niente di speciale. Tornando alla domanda, il mio setup in questo momento ha la gestione digitale, quindi controller Avid in modo da poter lavorare da subito aprendo le sessioni e solo l’ultimo step di mastering ha un passaggio analogico tramite convertitori Prism e  sommatore Antelope.
C’è da dire che nell’EDM non si riesce a sfruttare al massimo alcune macchine analogiche perchè si lavora spesso su dinamiche troppo spinte, spostandosi invece su rms di 6-7dB (come nel pop, hip hop etc)  le macchine possono lavorare al meglio e ha più senso usarle.

-Quindi ci viene spontanea la domanda: cosa ne pensi di questo fenomeno dello schiacciare i brani e sulla “loudness war”?
Io faccio un servizio di Mix e Mastering che si allinea agli standard dell’industria musicale, il cliente vuole -giustamente- che il suo brano suoni come e meglio degli altri. Se gli standard del 2014 per esempio sono 3,5 dB di RMS sul master di un brano EDM io mi allineo e masterizzo a quella dinamica. Se invece mi chiedi se sono contento del fatto che si sta tornando su dinamiche più ampie ti rispondo assolutamente SI! Ma chi direbbe di no? è bellissimo perchè significa disporre di più spazio per esprimersi, ti spiego: se fra il suono più basso e quello più alto ci sono solo 3 db di differenza, in quella parte del  brano non ci potranno essere molte sfumature dinamiche, con 6 invece si ha una maggiore differenza fra piano e forte, e dal momento che l’emozione nasce dal contrasto, aumentare la dinamica significa aumentare i contrasti ed avere più emozioni.

-Quali sono i tuoi generi preferiti?
Tra i generi legati al mio lavoro mi piace un sacco la future house, ma in generale spazio molto: ascolto dai Negrita  ai Coldplay, da Justin Timberlake a Katy B. Ascolto molto Hip-Hop italiano come Dargen D’amico (con cui ho collaborato nell’album “Vivere aiuta a non morire”), Fritz da Cat,  Salmo, Ensi (con cui ho lavorato recentemente). Poi anche Hip Hop internazionale come Method Man and Redman, Jurassic 5, Dre, mi piace anche il post rock tipo XX, mi piace Flume e i Disclosure per tornare sull’elettronica, Stromae.. ecco Stromae è uno dei più grandi fenomeni di questi ultimi anni, io ho avuto la fortuna di vederlo live ed ha un impatto devastante, una forza di coinvolgere veramente grande e un’idea di progetto solida, ha una fortissima identità e per questo è vincente.

-Sì infatti ricordiamo qualche anno fa quando era uscito il video in cui lui produceva con Reason 5 che faceva vedere che il suo progetto era fatto da 4-5 canali e molti lo criticavano per questo motivo. Invece il pezzo si è rivelato una grandissima hit, questo ci mostra che non è la complessità del brano a dare spessore
L’ha dimostrato ancora prima Benny Benassi con “Satisfaction” che sostanzialmente è cassa e synth ed ha una forza devastante. In Stromae ammiro l’idea del progetto, fatto di video, musica, immagini coreografia, modo di vestirsi, muoversi e tutto. Il suo progetto ha un’identità artistica a 360 gradi.

-Miglior disco di sempre?
Ognuno di noi ricorda come migliore quel disco legato alle proprie vicende personali o ai periodi più importanti della vita. Quindi ti posso dire quali sono I dischi ai quali sono più affezionato,  “When The Pawn..” di Fiona Apple ad esempio, o il primo album dei Coldplay, dischi che ho ascoltato durante una fase della mia vita molto importante, fine adolescenza, e che mi hanno poi formato anche musicalmente. Credo che i brani siano come delle mollette che si attaccano a pezzi della propria vita, ogni brano ha la capacità di richiamare  dei momenti importanti o piacevoli che abbiamo trascorso.

-Sei il tipo di persona a cui piace andare a ballare nei club?
No! Questo è quello che nessuno si aspetta da un (ex) dj, ma in realta’ chi mi conosce se lo aspetta eccome. Io andavo nei club solamente per suonare, solo in rarissime occasioni sono andato per ballare. Dietro la console mi scatenavo: perdevo un chilo ogni data, ma dall’altra parte della consolle non mi sento a mio agio!

-Qual è l’ultimo regalo che ti sei fatto?
Una bella casa. I posti in cui passi più tempo sono quelli che migliorano maggiormente la qualità della vita. Io passo la maggior parte del mio tempo in 2 luoghi: in studio, che è un posto non grandissimo ma accogliente, dove sto molto bene, e la casa. Quindi ho deciso di prendere in affitto una casa grande in centro a Milano, con una splendida terrazza. Quando stai bene questo si riflette su tutto ciò che fai, anche la musica.

-Da insider della situazione musicale italiana e internazionale quali sono gli aspetti positivi e negativi dell’industria musicale in questo momento?
L’accesso ai mezzi di produzione da parte di tutti è una cosa molto positiva, il fatto che con un computer chiunque possa produrre un brano è molto positivo. È la democrazia della musica, perchè permette a chi ha talento di differenziarsi dagli altri, saltare fuori e andare avanti. Chi invece è attratto solo dal desiderio di diventare “famoso” e non ha talento spesso produce brani senza nulla di personale e non va da nessuna parte. Questa democrazia ci ha riempiti di una valanga di brani così e quindi trovare prodotti di qualità in questo marasma è un po più difficile.

-Secondo te la valanga di musica di bassa qualità che gira tende ad eclissare ciò che c’è di bello?
Fino a un certo punto. Quel sottobosco di produttori alle prime armi alla fine resta lì. Per capire questo fenomeno bisogna immaginarsi un prato vastissimo dove ogni filo d’erba è un produttore e fra questi ogni tanto spunta fuori un albero, quando nasce lo si vede bene fin da subito. Per esempio, Merk & Kremont sono dei produttori che si sono distinti fin dall’inizio perchè I loro brani hanno delle idee forti. Progetti così vanno avanti con una velocità e una facilità che gli altri si sognano. Il talento, in qualsiasi democrazia di mezzi di produzione, viene sempre fuori! Diciamo che il lavoro degli A&R è diventato molto più difficile,  arrivano loro miliardi di brani e devono riuscire a capire in pochi skip se si tratta di un prodotto valido o no. Come diceva Cecchetto “il talento è un dono,  il successo è un lavoro”, servono entrambi: conosco produttori con un talento spettacolare che non riescono ad applicarsi con regolarità e non escono, rimangono sempre allo stesso livello. Conosco anche produttori che hanno meno da dire ma che applicandosi con costanza  riescono a fare dei piccoli passi, il mondo è bello perchè è vario! Per ben riuscire serve un’alchimia perfetta fra il talento e il duro lavoro.

-Raccontaci la giornata tipo di Gigi Barocco
Giornata tipo: Al mattino faccio una ricca colazione, prendo il motorino e vado in studio. Di solito alle 10.00 sono in studio, dall’1 alle 2 faccio pausa pranzo e poi vado avanti a lavorare fino alle 7. La sera mi piace molto cucinare con la mia ragazza con la quale convivo, poi uscire ogni tanto, o di andare al cinema o vedere gli amici. Faccio una vita molto regolare. La cosa che per me è molto importante è avere degli orari fissi: questo mi consente di applicarmi bene sul mio lavoro, che essendo particolare va trattato come un “vero” lavoro per non diventare dispersivo. Daltronde la vita sregolata dell’artista l’ho già fatta a 20 anni, adesso devo lavorare in modo professionale per poter stare dietro alla mole di lavoro che ho (che ti assicuro, non è indifferente).

-Come vedi la scena internazionale e quella italiana? Quale prevedi sarà il prossimo genere di spicco nella musica elettronica mondiale?
Ogni tanto ci sono i filoni che durano un tot. e poi si spengono. Un esempio lampante è la big room: nasce, esplode in pochissimo tempo, e poi, per fortuna, muore. Davvero, non ce la facevo più! La Melbourne Bounce nasce, va avanti… tanto…  troppo forse… poi piano piano si spegne, anche se qualcuno ogni tanto mi porta dei brani melbourne da mixare, ed io gli dico: questa roba ha già dato! Adesso è il momento della future house, che però è più solida perché si ricollega alla house degli anni 90, che è molto più che un filone, è un pilastro durato un decennio. A me, sarà perchè sono cresciuto negli anni 90, la future house fa impazzire. Sono un super fan e spero che non finisca mai ma so già che andrà a confluire nell’ house / deep house. Io sono nato musicalmente nel 2009 come Gigi Barocco, ed il filone musicale del periodo era la fidget house (che sta tornando!), di cui poi nel mio piccolo sono diventato un rappresentante. Quale sarà il prossimo filone? Lo sa Nostradamus… non lo so certo io… qualcuno dice la musica orientaleggiante tipo KSHMR, che a me al momento non piace, ma qualsiasi cosa sarà io ci lavorerò e farò il mio lavoro al meglio. E’ molto importante capire che la musica elettronica ormai non è più un fenomeno a se stante ma è entrata nel pop mainstream. Qualsiasi artista pop, ha elementi di musica elettronica nei propri dischi. Non è più una contaminazione flebile, ormai la parte elettronica è strutturale.

-Cosa ne pensano i tuoi genitori della tua musica?
I miei mi hanno sempre incoraggiato, lo devo a loro se adesso siamo qui a parlare di questo!

-Consigliaci due artisti che secondo te dovremmo intervistare
Elisa Bee e DJ Tayone

 

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