In occasione del lancio del nuovo brano “Hands Up” (clicca qui per ascoltarlo), in collaborazione con i DNCE, abbiamo avuto modo di scambiare due chiacchiere con i nostri amici Merk & Kremont, che ci hanno raccontato come è nato il disco e ci hanno spiegato alcune cose che potrebbero interessarvi.

Il vostro sound è mutato notevolmente nell’ultimo periodo, tuttavia avete mantenuto le stesse caratteristiche che fanno subito pensare a voi quando si ascolta un vostro brano. Quali sono state le vostre ispirazioni maggiori?
Abbiamo cercato di rinnovare un po’ il sound, mantenendo però in vita lo stile tipico di Merk & Kremont, dettato prevalentemente dal ritmo del basso nel drop. Abbiamo comunque continuato a produrre con la stessa energia, cercando però di approdare in un mondo più ampio, ovvero quello della musica pop internazionale: era questo il nostro obiettivo da molto tempo. Abbiamo fatto moltissime canzoni pop negli scorsi anni ma le abbiamo tenute da parte fino a quando non ci siamo accorti di avere quella giusta: “Sad Story”.

In un’intervista che vi abbiamo fatto circa tre anni fa vi abbiamo chiesto con chi avreste avuto l’onore di collaborare in futuro.
Avete un featuring con i DNCE, che vantano centinaia di milioni di ascolti, a Miami eravate con Bella Thorne. Siete soddisfatti? Avreste mai pensato di arrivare fin qui? Con chi sognate di collaborare?
Diciamo che questo per noi è un punto di inizio. Questa collaborazione è senz’altro molto significativa per noi, è stato davvero importante farla. Continueremo con i feat. Il nostro sogno è quello di collaborare con Zedd, che è sempre stato una delle nostre più grandi fonti di ispirazione.

Raccontateci di “Hands Up”. Com’è nata?
Questa canzone l’abbiamo creata insieme ad altri produttori. Parliamo di BullySongs, gli OOVEE e Simon di Lush & Simon. E’ nata grazie ad un team di produzione, siamo felicissimi del risultato. Abbiamo “Hands Up” da più di un anno e mezzo: pensate quanto lavoro c’è dietro!

Collaborazioni ma anche produzioni: quali sono le differenze tra produrre una traccia per sé stessi e produrre una traccia per un cantante?
Sostanzialmente la differenza si basa sul fatto che produrre per terzi ti dà la possibilità di sperimentare, di conoscere un genere nuovo, allontanandosi dal proprio marchio che talvolta può limitare l’artista. Trovarsi in studio con un cantante ti aiuta ad andare oltre ai tuoi confini.

A proposito di collaborazioni: cosa rispondere a tutte le critiche fatte nei confronti del brano con Gianluca Vacchi? Siate gentili, mi raccomando.
C’è bisogno di rispondere? Le critiche che sono state fatte nei confronti di Gianluca sono probabilmente dettate da un odio personale. Molte erano anche frutto della gelosia, probabilmente. Abbiamo letto molti commenti in cui si diceva che lui non ha passione, ma vi possiamo assicurare -visto che abbiamo avuto modo di passare del tempo con lui- che ha molta più passione di  altri dj che conosciamo. Pensate che prima di esibirsi in una discoteca, dopo il soundcheck, spesso resta nel locale a suonare da solo, proprio perché gli piace e si diverte. Ce lo ha dimostrato anche a Miami, quando siamo andati a casa sua: suonava per delle ore. Probabilmente questo non accade invece con tanti dj che dicono di amare ciò che fanno.

Che obiettivi avete per il futuro?
Senz’altro l’obiettivo principale è quello di continuare la carriera da produttori, oltre che da dj. Vorremo anche contribuire alla nascita di un movimento dance italiano: abbiamo un movimento trap, un movimento indie, entrambi in continua espansione. Nella scena elettronica questo movimento non si vede, dobbiamo cercare di espanderlo.

Ringraziamo Fede e Joe e tutto lo staff per il tempo che ci hanno dedicato.

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